Gonartrosi femoro tibiale: tutto quello che c’è da sapere

La gonartrosi, o artrosi del ginocchio, è una patologia piuttosto comune che colpisce una delle articolazioni più importanti per il corpo umano e, soprattutto, per la deambulazione.
Il ginocchio, infatti, è quella parte del corpo che mette in correlazione la coscia e la parte inferiore della gamba e ne permette la flessione e l’estensione.
Pertanto, è sottoposto a un continuo movimento che, con l’andare del tempo, ne provoca l’usura.
In questo quadro si instaura l’artrosi del ginocchio, una patologia cronica degenerativa che provoca il deterioramento della cartilagine, con una serie di sintomi quali dolore e difficoltà ad articolare il movimento.
Come è fatto il ginocchio
Il ginocchio è formato da due articolazioni che lavorano in sintonia tra di loro: la articolazione femoro-rotulea e l’articolazione femoro-tibiale.
L’articolazione femoro-rotulea si trova nella parte anteriore del ginocchio e mette in comunicazione il femore (l’osso lungo della coscia) e la rotula. Quest’ultima, durante il movimento di estensione e di flessione della gamba, scorre nella troclea, una specie di solco che ne garantisce lo scivolamento corretto.
L’articolazione femoro-tibiale, come dice il nome stesso, mette in correlazione i condili del femore con il piatto tibiale. Per garantirne la stabilità vi è un complesso apparato formato dai legamenti laterali, dai legamenti crociati e dai menischi. Questi ultimi sono formati da due strutture di cartilagine fibrosa e hanno una duplice funzione:
- da una parte permettono una maggior aderenza tra i condili del femore, che sono caratterizzati da una forma rotonda, e il piatto tibiale;
- dall’altra fungono da ammortizzatori e riducono il rischio di usura della cartilagine articolare.
All’interno del ginocchio si trova anche la capsula articolare, che è formata da tessuto connettivo, e ha la funzione di lubrificare l’articolazione attraverso la formazione di liquido sinoviale e di contenere le componenti ossee dando loro stabilità.
Questo complesso sistema di strutture ossee e strutture fibrose genera un delicato equilibrio che garantisce il corretto funzionamento dell’intera articolazione.

Che cos’è la gonartrosi
Le problematiche articolari al ginocchio possono avere due nature diverse: nei pazienti più giovani, in genere, sono di tipo traumatico e seguono infortuni come contusioni o distorsioni, mentre nei pazienti più anziani sono provocati da usura e dal fisiologico processo degenerativo.
Nei soggetti giovani, gli eventi traumatici che interessano menischi, legamenti o la superficie articolare possono modificare la biomeccanica del ginocchio e alterare la distribuzione dei carichi durante il movimento. Quando queste strutture non riescono più a svolgere correttamente la loro funzione di stabilizzazione e ammortizzazione, la cartilagine viene esposta a sollecitazioni maggiori e, nel tempo, può andare incontro a un deterioramento precoce.
È per questo motivo che una distorsione importante, una lesione meniscale non trattata o un legamento compromesso possono favorire l’insorgenza di una forma di gonartrosi in età giovane-adulta, anche a distanza di anni dall’infortunio iniziale.
A ciò si aggiunge il fatto che nel tempo, le superfici articolari subiscono fisiologicamente modificazioni strutturali: la cartilagine si assottiglia, il sottostante osso subcondrale diventa più denso e possono comparire osteofiti lungo i margini dell’articolazione. Questi cambiamenti alterano l’equilibrio biomeccanico del ginocchio e generano una serie di sintomi caratteristici, tra cui dolore, rigidità e riduzione della mobilità.
La compromissione può interessare entrambi i compartimenti (mediale e laterale) oppure essere più marcata in uno dei due, condizionando la postura e il carico durante la deambulazione.
Le diverse forme di gonartrosi
L’artrosi del ginocchio può manifestarsi in punti differenti dell’articolazione, per questo viene classificata in base al compartimento colpito. Le tre forme principali sono:
- gonartrosi femoro-tibiale, che interessa il compartimento mediale o laterale, cioè l’area in cui i condili femorali si articolano con il piatto tibiale;
- gonartrosi femoro-rotulea, localizzata nella zona anteriore del ginocchio, dove la rotula scorre nella troclea femorale;
- gonartrosi tricompartmentale, in cui il processo degenerativo coinvolge tutti i compartimenti e determina un deterioramento più esteso delle superfici articolari.
Questa distinzione è importante perché ogni compartimento ha funzioni diverse e subisce sollecitazioni specifiche.
Gonartrosi femoro tibiale: perché è la forma più frequente
La gonartrosi femoro-tibiale è la variante più comune dell’artrosi del ginocchio perché interessa la zona che sopporta la maggior parte del carico quotidiano. Il compartimento mediale, in particolare, è esposto a pressioni più elevate durante la deambulazione e nelle attività che prevedono flessione ed estensione ripetute. Per questo motivo è la sede in cui la cartilagine tende a usurarsi più facilmente quando l’articolazione perde equilibrio biomeccanico.
In molte persone il carico del corpo non viene distribuito in modo perfettamente simmetrico sui due lati del ginocchio. Quando l’asse dell’arto tende verso l’interno, come accade quando si ha il cosiddetto ginocchio varo, postura in cui il ginocchio appare leggermente “a parentesi”, la pressione aumenta soprattutto sul compartimento mediale. È proprio questa zona, più sollecitata a ogni passo, a essere maggiormente esposta al deterioramento della cartilagine.
Al contrario, quando l’asse tende verso l’esterno, condizione nota come ginocchio valgo, in cui le ginocchia risultano più ravvicinate, è il compartimento laterale a essere sottoposto a una maggiore pressione. Questa situazione è meno frequente, ma può favorire un’artrosi localizzata in quella regione.
Quando il processo degenerativo si concentra in uno dei due compartimenti, il ginocchio non distribuisce più le forze in modo uniforme: il carico si sposta verso la zona più danneggiata, favorendo un circolo vizioso in cui l’usura accelera e il movimento diventa progressivamente meno fluido. Da qui derivano dolore localizzato, rigidità e difficoltà nei movimenti che richiedono carico, come scendere le scale, alzarsi da una sedia o camminare a lungo.
Le conseguenze della gonartrosi femoro tibiale
Con il progredire della gonartrosi femoro-tibiale, l’articolazione perde gradualmente la capacità di distribuire il carico in modo armonico. Il deterioramento della cartilagine, infatti, espone il tessuto osseo subcondrale a sollecitazioni crescenti e favorisce una serie di modificazioni strutturali che rendono il movimento sempre meno fluido. La rigidità mattutina tende a durare di più, il dolore si manifesta con maggiore frequenza durante le attività quotidiane e possono comparire episodi di gonfiore dovuti all’infiammazione sinoviale reattiva.
Quando l’usura interessa in modo marcato uno dei due compartimenti, il ginocchio adotta automaticamente strategie di compenso per ridurre il dolore. Questi adattamenti, però, alterano ulteriormente l’assetto dell’arto inferiore e possono favorire un peggioramento dell’allineamento, contribuendo così alla progressione dell’artrosi. Con il tempo, la limitazione della mobilità articolare può incidere sulla qualità del cammino, ridurre la velocità di percorrenza e rendere più faticosi movimenti come salire e scendere le scale o alzarsi da una posizione seduta.
Nei casi più avanzati, la perdita di cartilagine può arrivare a determinare un contatto diretto tra le superfici ossee, condizione che amplifica il dolore e rende più difficile mantenere una buona autonomia funzionale. Questo quadro non si sviluppa improvvisamente, ma è il risultato di un processo lento e progressivo che riflette l’evoluzione della patologia.
Trattamenti e strategie di gestione della gonartrosi femoro tibiale
La gestione della gonartrosi femoro-tibiale si basa su un insieme di azioni che, più che curare la patologia, mirano a ridurre il dolore, preservare la mobilità del ginocchio e rallentare l’avanzamento del processo degenerativo. Nelle fasi iniziali o comunque quando il disturbo è gestibile, si utilizzano terapie conservative. Si tratta di programmi di fisioterapia che hanno come finalità il rinforzo dei muscoli della coscia e il miglioramento del controllo del movimento, due elementi fondamentali per alleggerire il carico sul compartimento danneggiato. Anche la perdita di peso, quando necessaria, contribuisce in modo significativo a diminuire la pressione sulle superfici articolari.
Parallelamente, l’ortopedico può valutare l’impiego di farmaci antinfiammatori per controllare le fasi più dolorose o di infiltrazioni intra-articolari, utili per migliorare temporaneamente la funzionalità del ginocchio. Nei casi in cui l’allineamento dell’arto inferiore sia alterato, l’uso di plantari o ortesi può aiutare a distribuire meglio il carico durante la deambulazione e ridurre le sollecitazioni sul compartimento interessato.
Quando il dolore diventa persistente e le terapie conservative non garantiscono più sollievo sufficiente, si prende in considerazione il trattamento chirurgico. Le opzioni vanno dalle procedure che correggono l’asse dell’arto alle protesi monocompartimentali o totali, scelte in base al grado di usura e al livello di compromissione funzionale. L’obiettivo è restituire un movimento più fluido e recuperare la qualità della vita, preservando il più possibile la biomeccanica naturale del ginocchio.
Prevenzione secondaria: come proteggere il ginocchio nel quotidiano
Una volta diagnosticata la gonartrosi femoro-tibiale, la continuità con cui si gestiscono i gesti quotidiani ha un ruolo importante nel limitare l’avanzamento della patologia. Il ginocchio reagisce in modo favorevole quando il carico viene distribuito con regolarità e quando i movimenti non comportano stress ripetuti sulle aree già usurate. Per questo motivo, alternare le attività che impegnano maggiormente l’articolazione con momenti di recupero, scegliere superfici regolari per camminare e ridurre le discese prolungate può contribuire a mantenere un movimento più fluido e meno doloroso.
Anche la qualità del cammino incide sul benessere articolare: una buona forza dei muscoli della coscia stabilizza il ginocchio e ne sostiene il movimento, mentre una mobilità adeguata della caviglia e dell’anca evita che il compartimento danneggiato venga sovraccaricato. In questo senso, la fisioterapia può guidare verso esercizi semplici ma efficaci da integrare nella routine settimanale.
L’attenzione al peso corporeo rappresenta un altro elemento da non trascurare. Ridurre anche solo una piccola percentuale del proprio peso significa diminuire la pressione sul compartimento femoro-tibiale e rendere meno faticosi i movimenti della vita quotidiana. Infine, ascoltare i segnali del ginocchio, evitare attività brusche nelle giornate di dolore più intenso, gestire l’infiammazione quando compare e mantenere una regolarità nei trattamenti, aiuta a proteggere l’articolazione nel tempo e a conservare una buona autonomia funzionale.



